MARCHI E BREVETTI: il 23 marzo 2016 è entrato in vigore il nuovo regolamento sul marchio comunitario

Dott.ssa Loredana Vittorelli*
Avv. Maurizia Venezia**

Come noto, accanto alla tutela assicurata ai marchi di impresa dai singoli ordinamenti nazionali degli Stati aderenti all’Unione Europea, l’ordinamento comunitario con proprio regolamento garantisce agli interessati la possibilità di ottenere una protezione del proprio segno distintivo in maniera uniforme in tutto il mercato unico attraverso un’unica procedura di registrazione per marchio comunitario.
L’esperienza acquisita a partire dalla creazione dell’istituto del marchio comunitario ha dimostrato che le imprese dell’Unione e dei Paesi terzi hanno accettato il sistema, che è diventato un’integrazione e un’alternativa valida ed efficace alla protezione dei marchi a livello degli Stati membri. Tale disciplina è stata di recente modificata per adattarla alle esigenze di tutela sorte attraverso l’analisi della casistica di settore.
Il regolamento europeo n. 2015/2424 del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica del regolamento sul marchio comunitario, è stato infatti pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. L. 341 del 24 dicembre 2015. Il regolamento modificativo, che è entrato in vigore il 23 marzo 2016, consentirà, agli utenti, di registrare un marchio europeo con procedure più accessibili, efficienti ed efficaci grazie ad una riduzione dei costi e della complessità, da un incremento della rapidità e della certezza del diritto e ad una migliore tutela contro la contraffazione. A partire dal 23 marzo l’Ufficio è chiamato Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e il marchio comunitario sarà chiamato marchio dell’Unione europea.
Tra le principali novità ricordiamo a) la riformulazione delle tasse; b) al fine di garantire maggiore flessibilità, accrescendo allo stesso tempo la certezza del diritto per quanto attiene ai mezzi di rappresentazione dei marchi d’impresa, l’abolizione dell’obbligo di rappresentazione grafica del marchio, di cui potranno avvantaggiarsi i titolari di quei segni cd non convenzionali come ad esempio i marchi costituiti da un profumo. Il segno potrà rappresentato in qualsiasi forma idonea utilizzando la tecnologia generalmente disponibile, e quindi non necessariamente mediante strumenti grafici, purché la rappresentazione sia chiara, precisa, autonoma, facilmente accessibile, intellegibile, durevole e obiettiva; c) la possibilità per i titolari di denominazioni di origine, indicazioni geografiche, menzioni tradizionali, di avere un marchio in conflitto con questi segni rifiutato per motivi assoluti sulla base di questi diritti ma anche di depositare opposizione sulla base di essi, prima non possibile. Ed ancora sempre a vantaggio di titolari di eccellenze, è stato istituito il marchio di certificazione, a salvaguardia delle istituzioni o organizzazioni che concedono l’uso di un marchio a terzi a condizione che rispettino un dato regolamento d’uso del marchio; d) dal momento che può crearsi confusione sull’origine commerciale dei prodotti e servizi quando l’impresa utilizza come nome commerciale un segno identico o simile in maniera tale da creare un collegamento tra l’impresa che porta tale nome e i suoi prodotti e servizi è stata considerata contraffazione del marchio UE anche l’uso del segno come nome commerciale o designazione simile, purché l’uso serva a contraddistinguere i prodotti o i servizi; e) per garantire la certezza del diritto e il pieno rispetto della legislazione dell’Unione in materia, è stato ritenuto opportuno che il titolare di un marchio UE abbia il diritto di vietare ai terzi l’uso di un segno nella pubblicità comparativa, quando tale pubblicità è contraria alla direttiva 2006/114/CE del Parlamento europeo e del Consiglio ; f) il diritto del titolare del marchio UE di vietare ai terzi di introdurre prodotti, in ambito commerciale, nell’Unione senza la loro immissione in libera pratica, quando tali prodotti provengono da paesi terzi e recano senza autorizzazione un marchio d’impresa identico o sostanzialmente identico al marchio UE registrato in relazione a tali prodotti. A tal fine, è consentito ai titolari di marchi d’impresa UE di impedire l’ingresso di prodotti contraffatti e la loro immissione in tutte le situazioni doganali, compresi il transito, il trasbordo, il deposito, le zone franche, la custodia temporanea, il perfezionamento attivo o l’ammissione temporanea, anche quando detti prodotti non sono destinati all’immissione sul mercato dell’Unione.
Da un primo esame sembra che la riforma risolva tutti i nodi e le criticità della disciplina previgente, anche se sarà la sua applicazione pratica da parte dell’Ufficio e della giurisprudenza ad evidenziare se le nuove norme abbiano o meno colto nel segno.
*Responsabile CICAS Lazio – Settore Marchi e brevetti
**DViuris Law Firm


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