NEWS UNIONI CIVILI: UN QUID NOVI NEL PANORAMA LEGISLATIVO ITALIANO CHE ALLINEA L’ITALIA ALLE POSIZIONI DELL’ U.E.

Scheda tecnica di approfondimento
a cura della Dott.ssa Federica Morgillo

DVIURIS LAW FIRM

L’11 maggio 2016, il ddl Cirinnà, intitolato “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, dopo mesi di discussioni e polemiche, ha ottenuto il sì definitivo alla Camera. La nuova legge introduce l’unione civile tra omosessuali, quale specifica formazione sociale e disciplina la convivenza di fatto sia gay che etero.

Approfondite con noi gli aspetti salienti della disciplina:

NOVITA’ DELLA RIFORMA:
– Unioni civili tra persone dello stesso sesso, definite ‘’formazione sociale specifiche’’ per non confonderle con il matrimonio.

Nello specifico, il nuovo istituto giuridico di diritto pubblico prevede che:
due persone fisiche maggiorenni dello stesso sesso possono costituire una unione mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni e l’atto verrà registrato nel c.d. archivio di stato civile. Per la durata dell’unione, le parti potranno stabilire un cognome comune tra i loro, anche anteponendo o posponendo il proprio, se diverso.
Le parti potranno concordare ‘’l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune’’.

IMPEDIMENTI:
– Precedente vincolo matrimoniale o unione civile tra persone dello stesso sesso;
– Interdizione per infermità di mente;
– Rapporti di affinità o parentela;
– Condanna definitiva per omicidio consumato o tentato nei confronti di un precedente coniuge o contraente di una unione civile dell’altra parte;
– Consenso di una delle parti estorto con violenza o determinato da paura;
– Rinvio a giudizio, se è stato disposto, ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare: la procedura per la costituzione dell’unione civile, tra persone dello stesso sesso, è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento.

NULLITA’
All’unione civile tra persone dello stesso sesso, si applicano gli articoli del codice civile relativi alle cause di nullità del matrimonio.

DIRITTI E DOVERI
Dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, deriva l’obbligo all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.
Rispetto ai doveri che il codice civile, di cui all’art. 143, stabilisce per i coniugi, uniti in matrimonio, manca, dal ddl sulle unioni civili, l’obbligo reciproco alla fedeltà e alla collaborazione nell’interesse della famiglia. Il regime patrimoniale applicabile è la comunione dei beni, salvo che la coppia non scelga la diversa forma della separazione.
Inoltre, spettano al partner dell’unione, sia la pensione di reversibilità che il Tfr maturato dall’altro, nonché i diritti successori, sorgendo in capo al compagno superstite il diritto alla legittima.
Dunque, vengono richiamati e applicati gli articoli del codice civile relativi agli alimenti, successione.

SCIOGLIMENTO
Per lo scioglimento dell’unione, il testo riprende gran parte delle norme relative alle cause di divorzio, potendo applicarsi anche le discipline acceleratorie oggi previste (come negoziazione assistita, accordo davanti al sindaco quale ufficiale di stato civile).
L’unione civile si scioglie quando le parti abbiano manifestato, anche disgiuntamente, la volontà di separarsi dinanzi all’ufficiale di stato civile. In tale caso, la domanda va proposta decorsi tre mesi dalla data di manifestazione della volontà di scioglimento dell’unione.

UNIONI CIVILI: ADOZIONI
La principale modifica apportata al ddl Cirinnà è stata l’eliminazione della “stepchild adoption”, l’adozione del figlio biologico del partner. Tuttavia, nel ddl è stato però inserito un comma che precisa che ‘’resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti’’, il che significa che non viene vietato ai giudici di pronunciarsi sui casi di adozione per le coppie gay, a seconda del caso specifico.

CONVIVENZE DI FATTO
Sono considerati conviventi di fatto due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

REQUISITI:
– Maggiore età dei conviventi (siano essi di diverso o dello stesso sesso);
– Sussistenza di legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale;
– L’assenza di vincoli di parentela, affinità, adozione o di legami matrimoniali o derivanti da un unione civile;

DIRITTI:
Sono estese ai conviventi di fatto alcune prerogative che spettano oggi ai coniugi, ad esempio:
– i diritti previsti dall’ordinamento penitenziario;
– il diritto di visita in ambito sanitario;
– la facoltà di designare il partner come rappresentante (anche per le decisioni sulla scelta di donare gli organi);
– i diritti inerenti la casa di abitazione;
– il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito (ecc.).

I CONTRATTI DI CONVIVENZA
I partner possono stipulare, inoltre, un contratto di convivenza mediante il quale disciplinare i propri rapporti patrimoniali.
Il contratto, sottoscritto da un notaio o da un avvocato, sotto forma di atto pubblico o scrittura privata, si risolve nei seguenti casi:
– morte del partner;
– recesso unilaterale o accordo tra le parti;
– matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente e un terzo.
La risoluzione del contrato di convivenza, per accordo delle parti o per recesso unilaterale, dovrà essere redatta nelle stesse forme solenni previste per la sua costituzione.
Alla cessazione della convivenza potrà conseguire il diritto agli alimenti in capo ad uno dei due partner. Tale diritto deve essere affermato dal giudice, in base allo stato di bisogno in cui versi il convivente e all’impossibilità di provvedere al proprio mantenimento. Spetterà sempre al giudice determinare la misura (in base alle norme del codice civile) e la durata dell’obbligo alimentare, in proporzione alla durata della convivenza.

SEPARAZIONE
In caso di cessazione della convivenza di fatto, sussiste un obbligo di mantenimento nel caso in cui uno dei conviventi non disponga di adeguati redditi propri. Il convivente economicamente più debole avrà diritto di ricevere dall’altro gli alimenti per il suo mantenimento, per un periodo determinato e in proporzione alla durata della convivenza.

DIRITTI DEL CONVIVENTE NELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA
Si riconosce al convivente di fatto, che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente, il diritto alla partecipazione agli utili, commisurata al lavoro prestato.
Tale diritto non sussiste qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

INTERDIZIONE
Il codice di procedura civile è modificato, inserendo, fra i soggetti che devono essere indicati nella domanda per interdizione o inabilitazione, anche il convivente di fatto.
La disposizione, inoltre, riconosce al convivente di fatto la facoltà di essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno del partner dichiarato interdetto o inabilitato o che presenti i requisiti per l’amministrazione di sostegno.


Articoli Recenti

Vai alla sezione Blog