VADEMECUM PER LA STIPULA DEL CONTRATTO DI AGENZIA INTERNAZIONALE NELL’U.E.

Avv. Riccardo E. Di Vizio*

Cosa intendiamo per contratto di agenzia internazionale?

Con il contratto di agenzia internazionale (c.a.i.)  l’agente assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto del preponente, verso retribuzione, la conclusione di  contratti in uno o più Paesi diversi da quello di origine del preponente. Preponente e agente spesso appartengono ad ordinamenti giuridici diversi.

Quali sono le regole cui attenersi per la stipula del c.a.i. nell’ambito dell’UE?

Il Regolamento CE n.593/2008, che ha sostituito la Convenzione di Roma del 19/06/1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, ha lasciato inalterata la norma che concedeva ampia libertà alle parti nello scegliere la legge applicabile al rapporto.

Inoltre, stante la disparità delle discipline degli Stati membri, è intervenuta sul c.a.i. la Direttiva 86/653/CE, che si pone dunque come dato normativo fondamentale.

Quali sono i punti cardine della Direttiva?

Evitare le sperequazioni di trattamento tra gli agenti di diverse nazioni; tutelare l’agente nei rapporti con il preponente; facilitare la redazione di contratti internazionali di agenzia.

La Direttiva è stata attuata in maniera uniforme tra i vari Stati membri?

Purtroppo no, in quanto ha dettato possibili soluzioni alternative su vari aspetti della normativa, lasciando liberi gli Stati membri di adottare le soluzioni ritenute più adatte al proprio sistema giuridico.

Quali sono le conseguenze pratiche di tale disomogeneità di trattamento giuridico del rapporto di agenziainternazionale?

Sicuramente il c.d. forum shopping, ovvero la scelta ad opera delle parti del contratto di comune accordo della legge più favorevole alla parte più forte.

Ad esempio, l’Inghilterra, anche a seguito del recepimento della direttiva, ha mantenuto un approccio di “common law”, lasciando libere le parti di pattuire o una indennità di fine rapporto a favore dell’agente o un risarcimento dei danni concretamente subiti, con onere della prova a carico di quest’ultimo.

Quale la soluzione nel caso di preponente inglese ed agente italiano in tal caso?

L’agente italiano, grazie ai principi della Direttiva ed alle sentenze intervenute sul punto ad opera della Corte di Giustizia (SN 9/11/2000, causa c 381/98 Igmar GB ltd vs Eaton Leonod Teochnologies Inc), può appellarsi alla propria legge italiana ed obbligare la preponente inglese ad applicare la norma imperativa che impone la previsione in contratto della indennità di fine rapporto in luogo del risarcimento del danno.

Suggeriamo quindi grande cautela nella stipula di tale contratto, mai affidarsi al “fai da te” ed ai moduli pre-formulati, che proliferano in rete, ma nascondono spesso insidie e trabocchetti che possono rivelarsi “fatali” nell’esecuzione del rapporto di agenzia internazionale.


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